| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 16, pp. 45-48 | ||
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| Data: | aprile 1905 |

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Del Pragmatismo si discorre e si scrive parecchio in questi tempi agli Stati Uniti, in Inghilterra e anche, soprattutto per colpa del Leonardo, in Italia.
Il focolare del Pragmatismo italiano si è così trovato ad essere Firenze e a Firenze si è formato una specie di club, che per quanto non abbia nè presidenti nè segretari e neppure una sede fissa, è riuscito a mettere in chiaro parecchie questioni che si riferiscono alla fortunata dottrina.
Ciò che segue è il riassunto di alcuni verbali dell'infaticabile e girovago club e i lettori intelligenti (che saranno certo pochissimi) scopriranno in cosa non andiamo d'accordo col nostro illustre collaboratore F. C. S. SCHILLER.
È impossibile, naturalmente, dare una definizione unica e precisa del Pragmatismo ma si può, tanto per intendersi sul principio, indicare il carattere predominante che forma l'unità interna di tutti i vari elementi che vanno riuniti sotto il mantello del suo nome.
Onesto carattere si può dire, con brutta parola, il disirrigidimento delle teorie e delle credenze, cioè il riconoscere il puro loro valore strumentale, il dire che esse valgono, cioè, soltanto relativamente a un fine o a un ordine di fini e che perciò sono suscettibili di essere cambiate, mutate e trasformate ove occorra.
È naturale che il Pragmatismo racchiuda elementi già esistenti innanzi a lui e infatti, per quanto sia nuovo e recente lo spirito che ha combinato questi elementi, esso non manca davvero di antenati.
Ecco qua i più indiziati:
1) il nominalismo, cioè l'appello ai fatti particolari per dar significato alle parole. Il Pragmatismo non è, per una certa sua parte, che il nominalismo elevato dalla parola alla frase, dal solo termine generale alla teoria;
2) l'utilitarismo il quale ha diretto l'attività intellettuale
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verso i problemi pratici, quelli, cioè, la cui soluzione è suscettibile di far cambiare alcune delle nostre azioni;
3) il positivismo, nel quale si trova l'opposizione alle questioni verbali e inutili (chiamate per antonomasia metafisiche) e si trova anche il presentimento del carattere di provvisorietà delle teorie scientifiche;
4) il kantismo col suo primato della ragion pratica, cioè della volontà. È l'unica fonte conosciuta da coloro che conoscono male il Pragmatismo ma non è la più importante;
5) il volontarismo schopenhauriano il quale ha insistito sull'influenza che la volontà (intendendovi anche i sentimenti) esercita sull'intelligenza, cioè anche sulla scienza;
6) il fideismo, e anche l'apologetica religiosa di origine pascaliana, la quale è interessata a stabilire l'importanza della fede e a cercare i modi migliori per creare, sviluppare e restituire le credenze religiose.
Viste tutte queste origini non fa meraviglia che siano molte le
Il Pragmatismo si può dividere in tre regioni:
La prima contiene le varietà che si riferiscono ai rapporti tra particolare e generale — la seconda quelle che riguardano la scelta delle convenzioni rappresentative e dei mezzi di espressione — la terza quelle che formano la pistica o la scienza della cultura delle fedi.
a) per le definizioni: il senso delle proposizioni generali si determina coll'indicare le conseguenze particolari che si aspetterebbero se le credessimo (Peirce).
«The effective meaning of any philosophical proposition can always be brought down to some particular consequences in our future practical experience whether active as passive, the point lying rather in the fact that the experience must be particular than in the fact that it must be active» (Peirce, James);
b) per la prova: le proposizioni generali (teorie) si provano colla verifica delle loro conseguenze. In quanto queste possono derivare anche da diverse teorie (ipotesi) nasce il bisogno di determinare quali altri criteri vi possono essere per preferire un'ipotesi a un'altra, quando ambedue portino alle medesime conseguenze.
In questa zona c'è una serie di scelte in vista di una serie di scopi. Ci sono le scelte delle questioni da trattare dati certi scopi e le scelte dei modi di trattarle dati certi altri scopi. E la regione degli scarti successivi: si scartano prima di tutto le questioni che non hanno senso, poi fra quelle che hanno senso si scartano quelle che c'interessano meno e fra quelle che c'interessano di più si scartano quelle la cui trattazione si presenta meno remunerativa. Tutto dipende dai fini e i fini son posti dal sentimento e dalla volontà. I fini principali che si propongono nelle scienze sono:
a) le applicazioni pratiche;
b) l'economia del pensiero (Mach);
c) l'ordine, la simmetria (piacere architettonico della costruzione);
d) il riposo (il tranquillízzamento dei fatti);
e) lo smussamento dello stupore e della meraviglia;
f) l'emancipazione dai timori ecc.
Per raggiungere questi fini noi possiamo scegliere tra i vari mezzi (definizioni, classificazioni, astrazioni, punti di riferimento, unità di misura ecc.) e in questa scelta entra l'arbitrario e il convenzionale.
Noi scegliamo cioè i mezzi di rappresentazione più comodi in vista dei fini più graditi.
Possiamo considerare;
A) le cause del credere e in particolare l'agire come se si credesse (Pascal, James - il desiderio di credere, il compromettersi);
B) gli effetti del credere:
a) sulla verità di quello che si crede (faith that may creale its own verification di James — influenza della credenza sulla realtà ecc.);
b). sull' azione (influenza della credenza sulla condotta).
Questa regione è molto importante perchè insegna il modo di procurarsi delle convinzioni (Will to Believe — l'azione come creatrice di credenze) e il modo di trasformare per tal mezzo la realtà (la fede che contribuisce a render vero e reale ciò che crede). Perciò essa è stata considerata da qualcuno come l'unica teoria pragmatistica.
È facile vedere la relazione fra queste tre sezioni: lo scopo comune è quello di agire, cioè di aumentare il nostro potere di modificare le cose, ma per agire bisogna anche prevedere e per prevedere con sicurezza bisogna avere delle scienze ben fatte, cioè comode e verificabili. Dall'induzione al Will to Believe c'è una continuità ch'è data dallo scopo unico: l'aspirazione a poter agire (Wille zur Macht).
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Al Pragmatismo non son mancati, accanto agli entusiasti, i nemici e non gli son mancate le accuse. Queste si ritrovano anche nei vari epiteti e appellativi che gli sono stati applicati, come quelli di irrazionalismo, di romanticismo, di scetticismo mascherato, di filosofia della reazione, della teologia dogmatica, dell'autorità, del capriccio.
Per certuni il pragmatismo conduce al misticismo e alla devozione, per altri trascina all'immoralismo, per tutti, allo scetticismo. Ma tutti costoro dimostrano di conoscere ben poco il pragmatismo, il quale, nella sua qualità di collezione di metodi, può condurre anche misticismo e all'immoralismo, ma può condurre anche, se si vuole, nelle direzioni opposte. Infatti se il metodo di acquistare le credenze cogli atti è stato finora raccomandato dagli apologisti della religione, niente impedisce che domani non sia usato per acquistare delle credenze materialistiche o umanitarie, quando anch'esse avranno sviluppato il loro culto e il loro rituale. E se i così detti immoralisti si son giovati delle idee sulla mutabilità del vero ciò non toglie che queste stesse idee non possano servire a stabilire una morale nuova.
Quanto poi allo scetticismo bisogna distinguere, per lo meno, due significati della parola. Se per scetticismo si vuol significare l'instabilità delle dottrine, la mutabilità dei fini, intervento delle comodità individuali per scegliere i mezzi di rappresentare le teorie allora, certo, confesseremo che il pragmatismo è anche scettico; ma se per scetticismo s'intende l'impossibilità di raggiungere l'adeguazione fra la mente e le cose, cioè l'incapacità di ottenere delle anticipazioni e delle aspettative che si verificano, allora il pragmatismo è addirittura uno dei contrari dello scetticismo.
Il pragmatismo è un insieme di metodi; è anzi, per una certa parte, il perfezionamento, il raffinamento e il completamento del metodo positivo e perciò uno dei suoi tratti caratteristici è quello della neutralità armata. Esso cioè non decide su nessuna questione, ma dice soltanto: dati certi fini vi consiglio di adoprare certi mezzi piuttosto che certi altri. Esso è, dunque, una teoria corridoio — un corridoio di un grande albergo, ove sono cento porte che s'aprono su cento camere. In una c'è un inginocchiatoio e un uomo che vuol riconquistare la fede — in un'altra uno scrittoio e un uomo che vuol uccidere ogni metafisica — in una terza un laboratorio e un uomo che vuol trovare dei nuovi «punti di presa» sul futuro....
Ma il corridoio è di tutti e tutti ci passano: e se qualche volta accadono delle conversazioni fra i vari ospiti nessun cameriere é così villano da impedirle.
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